L’altro giorno, leggendo un giornale, mi sono imbattuto in questa frase di Thomas Mann:
E’ spiacevole e tormentoso quando il corpo vive e si dà importanza per conto suo, senza alcun legame con lo spirito.
Nulla di più sbagliato. Nulla di più assurdo. Io sono il mio corpo, non so chi sia il mio spirito. E’ con il mio corpo che devo fare i conti tutti i giorni. Io non voglio che il mio spirito si dia importanza. “Spirito” poi, che spirito? Che cos’è il mio spirito? E’ i miei pensieri, le mie sensazioni, l’insieme delle mie emozioni, la mia mente , la mia anima? Rifuggo in ogni modo da queste idee. Semplicemente non mi interessano. Non mi interessa capire, non mi interessa Dio, non mi interessa il dopo tantomeno il prima. Io sono qui, ora in questo luogo e questa è l’unica cosa a cui devo, posso e voglio pensare. Questa è l’unica cosa che conta.
S. 10 anni. “Da grande vorrei fare il calciatore. So che non è facile, ma spero di realizzare il mio sogno.”
A. 10 anni. “Io da grande vorrei scrivere canzoni. Sì, anche cantarle. Tipo… un cantautore insomma. Leggi qua, ne ho già scritte tante di canzoni. Vuoi che te la canti?”
U. 10 anni. “Io non ho le idee molto chiare, ma credo l’archeologo. Sì, l’archeologo. Non vado tanto bene in storia, ma perchè studio poco. Studierò.”
G. 10 anni. “Io vorrei fare la parrucchiera. Mi piace pettinare la mamma e le mie sorelle e poi è bello lavare i capelli”.
Immagino di dover scommettere sulle possibilità di successo di questi progetti futuri. Non scommetterei nemmeno un centesimo su G. Non lo farei anche se apparentemente è il “sogno” più realistico, più concreto. So che G. in questi giorni che non c’è scuola (ma a volte anche se c’è scuola) è nel percheggio di qualche supermercato a chiedere l’elemosina. So, e comincia ad averne un vago sentore anche lei, che il suo futuro è già deciso. Ha già un marito assegnato e tra quattro, cinque anni avrà il suo primo figlio. Ne avrà parecchi altri. Ha altre tre sorelle che avranno lo stesso destino. La loro madre non sa leggere nè scrivere. Il padre mi ha promesso che le cose cambieranno.
Avevo un suo cd, non lo trovo più. E’ uno dei miei cantanti PIU’ preferiti. Non capisco bene il perché. E’ come se le sue canzoni le avessimo scritte insieme, anche se io non so proprio come si scriva una canzone. E’ come se per un po’ fossimo stati veramente amici e avessimo condiviso un catalogo di modi di dire, di parole, di risate e di cazzate.
L’altra sera sono stata ad un suo concerto. A me MI è piaciuto tanto.
Che cosa c’è di più sciatto di una donna in vestaglia, appena svegliata al mattino, con tutti i capelli arruffati e il trucco sfatto (perché la sera prima di andare a dormire è una cosa insopportabile da togliere)?
Probabilmente un uomo in pigiama (solo i calzoni) sformato sulle ginocchia, una canottiera macchiata sulla panza, i capelli arruffati ed il telecomando in mano.
NO! Ancor più sciatto è un balcone sfiorito.
Prendiamo il mio. Io lo so che dentro al mio pollice si nasconde un pollice verde, è che per costituzione tendo ad annoiarmi facilmente, sono poco costante.
La scorsa primavera – estate adoravo parcheggiare l’auto sotto casa (cosa rigorosamente vietata), scendere ed alzare lo sguardo fino al mio balcone al primo piano di una casa piuttosto anonima. In un piccolo portafiori un tripudio di rosso e verde. Due magnifici vasi di gerani, piantati e curati dal mio pollice verdastro.
L’adorazione però arrivava a livelli ineguagliabili quando dalla portafinestra della cucina rigorosamente senza tende (sono solo quattro anni che abito là …) potevo ammirare l’altro mio poggiolo. Due vasi, solo due: basilico e menta. Bellissimi. Basilico per il pomodoro che in cucina non può vivere senza, menta per il mojito che io anche fuori dalla cucina non potrei vivere senza.*
Una col pollice verde, alla fine della stagione, avrebbe dovuto far qualcosa per salvare le adorate pianticelle. Io no, le ho lasciate agonizzare per mesi. Ora danno bella mostra quattro stecchi da una parte, due dall’altra.
Alcuni giorni fa la scoperta. In cima allo stecco, ex pianta di menta, un sacco di semini rinsecchiti. Li ho granati tra il pollice e l’indice della mano, ho annusato. Profumo meraviglioso, intensissimo. Ho distribuito allora quei minuscoli pallini sulla terra, prima casa ora tomba della pianta di menta.
Questa mattina la sorpresa. In quel cimitero sono spuntate un sacco di minuscole piantine: la nuova menta. Il mojito è salvo!
* Per Vale linguista: lo so fa schifo ed è sbagliato